lunedì 26 maggio 2014

“Una grande affermazione" Silvana Arbia ringrazia gli elettori del Sud”

Abbraccio e ringrazio i cittadini del collegio Sud che hanno creduto e credono nel nostro progetto per le elezioni europee. I lucani mi hanno attribuito, complessivamente, 5.397 voti (3.743 in provincia di Potenza e 1.654 in provincia di Matera). In Basilicata sono la candidata più votata della lista “L’Altra Europa con Tsipras”.

E' andata bene nelle altre regioni del collegio Sud (Molise, Abruzzo, Campania, Puglia e Calabria): comprendendo i suffragi lucani, ho riportato complessivamente circa 11 mila voti.
E' un risultato eccellente, in considerazione, soprattutto, della percentuale che “L’Altra Europa” ha registrato in Basilicata: 5,7 %, rispetto al 4,03 % nazionale della lista stessa. I miei voti in Basilicata, da soli, sono il 2,5 % del 5,7 % che ha ottenuto la coalizione nella regione, che vuol dire oltre il 40% dei voti. Dunque, un contributo determinante.
Sono orgogliosa - e dovete esserlo anche voi che avete consentito questo risultato - di essere stata decisiva per incrementare la percentuale nazionale della lista Tsipras , al punto da farle superare la soglia minima di accesso al Parlamento europeo, che è del 4 per cento.
Un successo che premia l’impegno di noi tutti in questa campagna elettorale condotta, da parte mia, confrontandomi a viso aperto con i cittadini, nella massima correttezza e trasparenza. E questo senza i potenti mezzi dei partiti, anche di quelli che hanno aderito alla lista Tsipras, che non sono stati messi al servizio di tutti i candidati, in una logica di cooperazione.
La mia soddisfazione, oggi, è enorme. Questo è un bel biglietto di presentazione per il Mezzogiorno, un tesoretto che dovremo mettere a frutto, valorizzandolo e facendolo crescere nei prossimi appuntamenti elettorali.
Ringrazio chi ha voluto votarmi e auspico, per il futuro, un comportamento di maggiore cooperazione e una capacità di muoversi in sinergia di tutto il movimento costituente la lista Tsipras. Avremmo assistito a ben altro risultato con una organizzazione capace di muovere e tenere insieme le esperienze, i saperi, le passioni delle componenti rappresentate. C’è stata una carenza di comunicazione con i referenti nazionali, gap che va colmato.
Visti i risultati e le percentuali, sono orgogliosa di aver fornito un contributo fondamentale per l’affermazione della lista, a livello locale e nazionale, nell’ottica del superamento del 4 per cento.
Ora attendo il momento di confronto per l’analisi del voto, per poter proseguire nelle nostre battaglie contro il malaffare, i ricatti, le manipolazioni, il malcostume e le povertà. Va sostenuta l’occupazione vera e non assistita, attraverso un progetto di sviluppo che parta dal Sud e che coniughi la tutela del territorio e dell’ambiente con la gestione dei beni culturali, in modo che possano diventare il volano dell’economia. Vanno tutelate le persone affinché il Sud diventi regione d’Europa, coltivando la speranza delle madri e dei padri di non vedere più i figli allontanarsi dalla terra d'origine alla ricerca di lavoro.
Arrivederci a presto, perché intendiamo allargare a macchia d’olio il movimento nato in Basilicata, ma per il Sud.

Silvana Arbia

giovedì 22 maggio 2014

Lettera di Silvana Arbia ai cittadini del Sud

Un’Europa diversa, insieme a Tsipras


Sono una cercatrice di verità. L’ho sempre inseguita, come magistrato, nei luoghi del mondo dove l’avidità umana raggiungeva e superava limiti di crudeltà inimmaginabili.

Il mio desiderio di giustizia resta ineludibile anche in politica e rispetto a nuovi scenari e grandi problemi, quelli italiani, del Mezzogiorno, dell’Europa.
C'è un sistema che non contempla il rispetto delle leggi, la meritocrazia, le competenze. Che non dà priorità alla dignità delle persone, che non investe sui beni culturali e sul turismo.
Registro rassegnazione o impotenza rispetto a chi si permette di stravolgere l'armonia dell’ambiente solo per soddisfare gli appetiti di “pochi”, speculando sulle risorse naturali, lasciando cenere e veleni sui nostri territori.

Vedo crimini e criminali e ricordo quelli che ho combattuto e vinto. E come in quei casi, dico che deve pagare chi si è macchiato di responsabilità, deve risarcire le comunità, politicamente ed economicamente. Non mi spaventano i poteri forti, i padroni che rendono schiavo il popolo. Non si tratta di sentirsi sceriffo vendicatore, ma non posso stare a guardare. Ancora una volta non posso farlo. Come donna meridionale metto a disposizione la mia storia e la mia esperienza. E’ per questo che sono qui a spiegarvi le ragioni di questo nuovo ed appassionato impegno, perché c’è un’emergenza in Europa che deve essere affrontata, subito, o sarà troppo tardi per tutti.
L’Europa, l’Italia e soprattutto il nostro Sud, non possono continuare ad essere rappresentati da gente che, nella vita, non ha fatto altro che i propri affari. Va recuperato il “senso civico”, che può contrastare la concezione dell’interesse “familiare”. Questa è la posta in gioco. 

Servono donne e uomini nuovi, diversi, soprattutto liberi da vincoli e condizionamenti. E’  questo che chiede il Sud dei padri, delle madri e dei figli ridotti in catene. Perché chi non é autonomo economicamente non é libero. 
Recatevi alle urne, il 25 maggio prossimo, per eleggere il nuovo Parlamento europeo, perché andare a votare serve. Non fate più caso a quel vecchio adagio secondo cui ”tanto non cambia  nulla, non serve a niente”. Scegliere è sempre un atto di responsabilità e libertà, votare anche.

Il Sud è la terra dove sono nata, che ha ispirato i miei progetti. È la terra dove sono tornata e a cui sono legata dalla più profonda devozione. 
Nelle mie visite alle regioni del collegio Sud, ho incontrato persone straordinarie e ancora disposte a sperare e a rimettersi in gioco. A loro ho spiegato che l’Europa è il nostro futuro, ma ai cittadini degli Stati membri occorre dare la possibilità di riappropriarsi delle istituzioni sovranazionali che li governano.
Alexis Tsipras, nostro candidato alla presidenza della Commissione europea, è stato il primo ad aver avuto il coraggio di parlare di un’altra Europa, di affermare che la UE siamo noi, e non solo le banche e l’Euro. Ha ricordato a tutti che servono politiche sociali, che la corruzione va combattuta, come la povertà.
C’è tanto da fare a Bruxelles, a cominciare dall'individuazione di un salario minimo uguale per tutti gli Stati dell'Unione, per scoraggiare le delocalizzazioni delle imprese che migrano dove il costo del lavoro é minore, per la revisione delle procedure relative ai fondi europei, che per essere davvero utili vanno erogati in modo semplice, diretto, tempestivo. E che dire dei problemi del comparto agricolo meridionale, delle procedure esecutive che gravano su tanti operatori, degli effetti nefasti sulle produzioni conseguenti agli accordi europei con i Paesi terzi, dei drammi umani ed economici a causa delle calamità naturali.
Un voto è importante per un’Europa diversa, perché quella di oggi é fallita totalmente. 

E’ il tempo di ricominciare da capo, di costruire la nostra Europa, per il bene di chi ci vive oggi e per le generazioni future, nel solco della legalità, della giustizia e del benessere.

Buon voto a tutti.


Silvana Arbia

Silvana Arbia nelle case del Sud con i "caseggiati telematici"

Proseguono, in queste ultime ore di campagna elettorale, gli incontri con i cittadini di tante città del sud. Tanti vorrebbero parlare con Silvana, ma il tempo è tiranno. 
La tecnologia ci viene in soccorso con i "caseggiati telematici", grazie ai quali gruppi di amici o famiglie si incontrano in una abitazione per conoscere Silvana, facendo ricorso alla comunicazione VoiP Tanti gli interventi e le domande, a cui la candidata non si sottrae. 

Questa iniziativa - dichiara Arbia - vuole essere anche una provocazione per dimostrare che una campagna elettorale si può fare in modo alternativo e senza quelle enormi risorse economiche di cui qualcuno beneficia". 

Risorse, aggiungiamo noi cittadini,  di cui  sarebbe interessante conoscere la provenienza.

NON PUO’ ESSERCI INNOVAZIONE SENZA UNA POLITICA SCEVRA DALLE LOGICHE SPARTITORIE


Il programma quadro della UE per la ricerca e l'innovazione "Horizon 2020" sarà attivo per il periodo 2014-2020.

Ha una dotazione di circa 70 miliardi di euro, riunisce tutti i finanziamenti dell'Unione Europea esistenti per la ricerca e l'innovazione, fra cui il programma quadro di ricerca, le attività in materia di innovazione del programma quadro per la competitività e l'innovazione (Cip) e l'Istituto europeo di innovazione e tecnologia (Iet).

Horizon 2020 indirizza le risorse verso tre priorità distinte, che corrispondono alle priorità della strategia Europa 2020, e che attribuiscono alla ricerca e all'innovazione un ruolo fondamentale per conseguire gli obiettivi di crescita intelligente, sostenibile e inclusiva:eccellenza scientificaleadership industriale,sfide per la società.

Questo è il solco che ci crea l’Europa, ma noi sapremo cogliere queste opportunità? C’è assoluta necessità di soggetti innovatori, a cominciare dallo Stato, che da tempo non investe in infrastrutture, in particolare al Sud.

L'innovazione è legata direttamente ai costi di produzione, perché grazie ad essa consente di tenerli bassi. Ma lo Stato deve fare la sua parte, attraverso incentivi, detassazioni, efficienza delle infrastrutture, efficienza della macchina statale.L'innovazione primaria è quella della Pubblica Amministrazione e soprattutto della “politica” che, oggi, resta gravemente condizionata dalle logiche spartitorie dei partiti.

Fare un passo avanti, dunque, significa modificare un sistema “culturale” ora inadeguatoa promuovere e ad assistere l’innovazione. Se non capiamo questo, per noi l’innovazione, quella vera e produttiva, resterà un miraggio.

mercoledì 21 maggio 2014

I SERVIZI PER I DIVERSAMENTE ABILI VANNO GARANTITI SEMPRE

I minori diversamente abili a cui viene garantita l'assistenza sono 20, ma la Regione Basilicata ne riconosce solo 8 ai fini dei contributi da attribuire alla struttura che li accoglie. Accade in uno dei paesi lucani che ho visitato, dove il personale del Centro è costretto a lavorare a metà servizio, ed anche a fare opera di volontariato, pur di mandare avanti un servizio essenziale per quei bambini. Una situazione che per un verso penalizza pesantemente i bambini che devono essere seguiti di continuo e con molto impegno, e che per l'altro mette in discussione occupazione e posti di lavoro.

Tutto questo si verifica in uno dei comuni "petroliferi" della Basilicata. Evidentemente, i fiumi di "oro nero" che si concedono alle compagnie petrolifere non possono servire nemmeno a sostenere attività sociali indispensabili e servizi primari per le famiglie.
Sono indignata per quello che mi riferiscono. Non è possibile che debbano accadere cose di questo tipo, che non ci sia la giusta attenzione nei confronti dei cittadini, minori e adulti, e dei loro problemi "vivi", quotidiani.
Più volte, negli ultimi tempi, ho ricordato che l'Unione europea ha aderito alla convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. Si tratta di una serie di principi fondamentali, tra cui il rispetto per la dignità, la partecipazione e l'inclusione nella società, le pari opportunità, il rispetto per l'identità dei minori con disabilità e per lo sviluppo delle loro capacità.
Gli Stati che hanno aderito alla convenzione adottano tutte le misure necessarie per garantire il progressivo rispetto di questi principi. Essi si impegnano, inoltre, ad agire a favore dei diritti economici, sociali e culturali dei diversamente abili. Purtroppo, il Sud e la Basilicata sembrano appartenere ad un altro mondo, ad un altro pianeta dove non si ottiene "per diritto" e "per necessità", ma solo se in cambio non viene garantito "altro".

martedì 20 maggio 2014

“DAL PRIMO AGOSTO E’ IN VIGORE LA CONVENZIONE DI ISTANBUL SULLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE."

"E’ UNO STRUMENTO LEGISLATIVO IMPORTANTE PER ROMPERE IL SILENZIO E SUPERARE I PREGIUDIZI. ORA, PERO’, ANCHE AL SUD BISOGNA IMPEGNARSI PER CREARE LE CASE RIFUGIO, CHE SONO ESSENZIALI” .


Il primo agosto di quest’anno entra in vigore la Convenzione sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, conosciuta come Convenzione di Istanbul,  adottata dal Consiglio d'Europa a maggio del 2011. Tutto questo grazie alle ratifiche di Spagna, Andorra e Danimarca, che hanno consentito di superare la soglia delle dieci convalide da parte degli Stati firmatari.
E’ un passo fondamentale per l’affermazione del primo strumento internazionale giuridicamente vincolante per combattere concretamente la violenza nei confronti delle donne, un insieme di misure per la protezione di chi subisce violenza. Siamo di fronte ad un’occasione unica per rompere il silenzio e superare i pregiudizi, considerando che la violenza maschile assume molteplici forme e modalità.
La finalità della Convenzione è di prevenire e contrastare la violenza nell’ambito della famiglia e di altre forme di violenza, di proteggere e garantire sostegno alle vittime, nonché di perseguire coloro che si rendono responsabili di tali nefandezze.
L’aspetto più innovativo del testo è sicuramente che la Convenzione riconosce la violenza sulle donne come una violazione dei diritti umani e come una forma di discriminazione.
Viene riconosciuta la necessità di azioni coordinate, sia a livello nazionale che internazionale, tra tutti gli attori che, a vario titolo, sono coinvolti nella presa in carico delle vittime e la necessità di finanziare adeguatamente le azioni previste per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno, nonché per il sostegno alle vittime e lo sviluppo dei servizi a loro dedicati.  E' prevista anche la protezione e il supporto ai bambini testimoni di violenza domestica. Si riconosce il ruolo fondamentale svolto dalla società civile e dall'associazionismo. In questo solco, bisogna ora rilanciare la rete nazionale antiviolenza a sostegno delle donne vittime di violenza intra ed extra familiare e di stalking.

In Europa, negli anni Settanta, si sono strutturati i centri antiviolenza e le case rifugio. In Italia, i primi centri sono stati aperti dopo circa dieci anni, ma solo in città del Nord, e ancora oggi sono presenti quasi interamente nel settentrione e nel centro del Paese. Come al solito, il Sud resta fuori. C’è la necessità, più che mai, di impegnarsi affinché le case rifugio sorgano anche nelle nostre regioni meridionali. Il Sud non può restare indietro anche rispetto a questi grandi problemi sociali.